18 gennaio 2013
Bravi!!!
28 novembre 2012
Faustone Beccalossi e la sua meravigliosa musica
Fausto Beccaolossi è uno dei musicisti jazz italiani più interessanti che ci siano e penso che sia tra più originali fisarmonicisti a livello internazionale. La critica italiana l'ha quasi sempre ignorato, sarà anche perchè Fausto è una per...
sona schiva e modesta. Sempre attento alla musica e non a tutto quello che ci gira intorno. Qualche anno fa è arrivato uno dei più grandi chitarristi internazionali, Al di Meola, e l'ha preso nel suo gruppo e Fausto ha iniziato a portare la sua fisarmonica Zero Sette (comprata usata da un suo allievo) in giro per il mondo. Non sono mai stato così orgoglioso come in questo caso di un successo di un collega e di un amico. Fausto merita questo e molto altro. La critica italiana continua ad ignorarlo impantanata nei soliti nomi. In queste settimane, periodo di votazioni di referendum musicali, per quello che può valere, ricordo agli addetti ai lavori che esiste questo artista unico. Un musicista che ha eliminato dalla fisarmonica tutti gli orpelli dei tecnicismi esasperati per elevare questo strumento a nuovo rango. In questo video insieme a Al Di Meola e il grandissimo Gonzalo Rubalcaba nel meraviglioso festival di Marciac. Cosa vogliamo di più? Bravo Faustone.
17 novembre 2012
BOOKCITY, LE VOCI NELLA MIA TESTA (E LA MUSICA GRATIS)….riflessioni di un musicante di jazz
27 giugno 2012
..l'abbiamo bastonato di brutto, solo che adesso è svenuto, non so, è mezzo morto..
14 giugno 2011
GRAZIE al 55,75 % DEGLI ITALIANI
Ho sempre odiato quelli che mandano gli sms o le mail firmando a nome del proprio figlio. Gli sms peggiori sono quelli del tipo: 'sono nato alle ore..., peso....e mi chiamo...
Ma oggi, 13 giugno 2011, è diverso e c'è una cosa che voglio firmare a nome di mio figlio Federico che ha solo 21 mesi. Mi prendo questa responsabilità. Ma penso di sapere che cosa pensino tutti i bambini a questo riguardo. I bambini vogliono un futuro senza pericoli. E' così facile da intuire.
Guardo lui e inevitabilmente lui è per me l'idea del futuro.
E so, ne sono sicuro, che oggi lui vorrebbe ringraziare quel 55,75% d'italiani che oggi sono andati a votare per dire no al nucleare e per dare un senso al nostro futuro. Per preservare, mai come in questo caso, il futuro dei nostri figli.
Grazie, firmato Federico (per gli amici Co o Fefè)
Ma oggi, 13 giugno 2011, è diverso e c'è una cosa che voglio firmare a nome di mio figlio Federico che ha solo 21 mesi. Mi prendo questa responsabilità. Ma penso di sapere che cosa pensino tutti i bambini a questo riguardo. I bambini vogliono un futuro senza pericoli. E' così facile da intuire.
Guardo lui e inevitabilmente lui è per me l'idea del futuro.
E so, ne sono sicuro, che oggi lui vorrebbe ringraziare quel 55,75% d'italiani che oggi sono andati a votare per dire no al nucleare e per dare un senso al nostro futuro. Per preservare, mai come in questo caso, il futuro dei nostri figli.
Grazie, firmato Federico (per gli amici Co o Fefè)
13 giugno 2011
IL MAGGIO SPAGNOLO
Guardate questo video sulla protesta pacifica delle piazze spagnole.
Sulla tv italiana tutto questo non è passato.
A Porta a Porta e a Matrix sono sempre troppo impegnati con i programmi sulle povere ragazzine massacrate e le diete estive. Che giornalisti ignobili.
Clic destro e 'full screen' per vedere le immagini ingrandite. Ne vale la pena.
Grazie agli amici cileni Marco e Carmen che me l'hanno mandato dall'isola di Chiloe dove ora è inverno e piove continuamente.
Un abbraccio anche a loro da un'Italia piena di sole e da oggi sicuramente senza il nucleare.
Max
Sulla tv italiana tutto questo non è passato.
A Porta a Porta e a Matrix sono sempre troppo impegnati con i programmi sulle povere ragazzine massacrate e le diete estive. Che giornalisti ignobili.
Clic destro e 'full screen' per vedere le immagini ingrandite. Ne vale la pena.
Grazie agli amici cileni Marco e Carmen che me l'hanno mandato dall'isola di Chiloe dove ora è inverno e piove continuamente.
Un abbraccio anche a loro da un'Italia piena di sole e da oggi sicuramente senza il nucleare.
Max
#SpanishRevolution [ITA] from mikelee on Vimeo.
3 giugno 2011
I BELLI DENTRO E GLI STUDENTI DI MUSICA DI MAPUTO
La musica ha mille sfaccettature. E spesso le più affascinanti sono anni luce lontane dai riflettori della musica patinata e confezionata del music-business. Avete presente Lady Gaga? Ecco, non c’entra nulla.
Alcuni mesi fa vengo contattato dal mio amico Sergio dell’associazione Mezzo Busto per sapere se come Centro Espressione Musicale siamo disposti a lavorare su un progetto di didattica musicale all’interno della casa circondariale di Busto Arsizio. L’obiettivo è quello di scegliere dei detenuti che sappiano almeno qualcosa di musica per realizzare un gruppo musicale e poi piano piano condurli fino all’evento di un vero e proprio concerto.
Per il progetto scelgo Romeo, validissimo insegnante del Centro Espressione Musicale ormai avvezzo ad ogni sfida. Romeo insieme ad altri collaboratori del carcere selezionano i candidati poi crea il gruppo, fa riparare gli strumenti che non funzionano e insieme compriamo quello che manca per realizzare una vera band alla Blues Brothers. L’avventura inizia e Romeo dedica parte dei suoi lunedì al progetto. Mi racconta che il tastierista del gruppo non sa neanche suonare ma vuole imparare e il sassofonista suonava un po’ da bambino (peccato che bambino lo era ben trent’anni fa). Mah!? Vedo Romeo (detto anche The wizard) un po’ preoccupato ma alla fine pensiamo che se solo questi detenuti riesciranno a passare qualche ora diversa dalla routine quotidiana già sarà un ottimo risultato. Per il concerto chissà e forse non è poi così importante. Passano i mesi, preso dai mille progetti m’informo poco di quello che succede ogni lunedì in carcere e si arriva al pomeriggio di martedì 30 maggio, data del grande concerto. Prendo il mio biglietto d’invito che porta un’intestazione che non finisce più: “Ministero della Giustizia, Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, Provviditorato Regionale per la Lombardia, Direzione della Casa Circondariale di Busto Arsizio”. Già dall’intestazione capisco che si scherza poco. Anzi per niente.
Ma già arrivato davanti all’entrata c’è qualcosa che non ha l’effetto che immaginavo. Si sente nell’aria una strana aria di festa. Vedo qualche famiglia con il biglietto d’invito, anche un paio di bambini. So che per questo concerto ai detenuti-musicisti è stato concesso d’invitare le proprie famiglie. Lascio i documenti all’entrata e una guardia carceraria mi scorta fino al cortile interno dove è montato un grande gazebo. Non sembra neanche di essere in un carcere. I soliti preparativi di un concerto di piazza, qualche famiglia, persone, gente di vario tipo. Ti chiedi chi siano i detenuti e non lo puoi capire (Romeo se non sapessi che è Romeo penserei assolutamente che è un detenuto, ma questo è un altro discorso). Ci sono sorrisi, pacche sulle spalle e gli in bocca al lupo. Il concerto tra poco sta per iniziare e mi presentano il sassofonista, certamente di Napoli. E’ in ansia, aspetta la moglie e i tre figli che gli hanno promesso di arrivare ma non ci sono ancora. Un lungo viaggio, molte spese per vedere un padre, un marito che dopo trent’anni ha riscoperto il sax contralto tra le mura di un carcere. Pochi minuti prima dell’inizio quella famiglia spunta dal fondo del cortile. E’ dura la puntualità quando hai dieci ore di treno sulle spalle e arrivati alla stazione di Busto Arsizio devi anche scoprire se esiste un autobus che ti porta fino al carcere che sta dall’altra parte della città (ma esiste un autobus per questa gente?). E dove andranno a dormire usciti di lì? L’abbraccio che ne segue a due metri da me mi lacera. Da quanti mesi non si vedranno? Da quanto non si stringeranno in quel modo? Solo qualche secondo per affondare la faccia tra il collo e la spalla di un padre, sentirne l’odore, farsi inondare da quell’odore così rassicurante. Lo è sempre l’odore di un genitore per un figlio.
Inizia il concerto: il presentatore sciolto con il microfono in mano è anche lui un detenuto, compagno di cella del bassista brasiliano. Presenta il gruppo: i BELLI DENTRO. Tutti ridono. Mano male che c’è lui che presenta e non il solito politico di turno. Le autorità questa volta stanno ad ascoltare. Parte la musica e nota dopo nota mi sorprendo sempre di più: mi arriva addosso con la potenza di un’emozione rara. Altroché. Una musica che ha veramente dentro di sé la voglia di arrivare, di farsi sentire. Non è retorica: come fa un tastierista a suonare così dopo soli tre mesi? E’ un genio o è la voglia di rivalsa? La scoperta di un talento o il bisogno di attaccarsi con tutte le forze a qualcosa?
Il sassofonista vedo che cerca con lo sguardo tra il pubblico la famiglia e in quel momento è l’uomo più fiero che il genere umano abbia mai avuto. Intercetto sua moglie che lo guarda con degli occhi talmente innamorati che genera un’energia che irradia anche chi gli sta vicino. Sarò rincoglionito dall’ambiente ma questi Belli Dentri mi sembrano di una bravura sopraffina. Hanno tiro, un tiro pazzesco. Il batterista ha più di 60 anni ed è un treno. Un’ora e mezzo di musica scorre in un baleno tra applausi e gli sguardi fieri anche delle guardie carcerarie. Da quanto tempo non sentivo suonare del rock and roll anni cinquanta? Alla fine prende la parola anche il sindaco di Marnate che per quest’iniziativa ha donato attrezzature, impianti audio e quant’altro. Anche il sindaco è emozionato: dice che canta in una corale e a questo concerto ha voluto portare molti ragazzi della corale per far vedere cos’è un carcere da dentro. Lui in questo carcere segue alcuni detenuti e al microfono, con la voce che s’incrina, dice che imparando a conoscere i detenuti è diventato una persona migliore. Ed è una delle poche volte che vedo che un politico si emoziona. Ed è una poche volte che un politico mi convince. Poi prende la parola una dirigente del carcere e anche in lei vedo l’emozione ma anche la determinazione, la voglia di far vedere che il carcere è anche un luogo differente da quello che tutti immaginiamo.
Ascoltando questo gruppo suonare immerso nel cuore di un carcere, tra i migliaia e migliaia di metri cubi di cemento armato e di acciaio di sbarre ho ripensato anche alla grande emozione che ho avuto lo scorso autunno nel mio tour in Africa. Venti giorni meravigliosi suonando tra il Mozambico, lo Zimbabwe e il Sud Africa. Concerti prestigiosi, ambasciatori, consoli (anche Romano Prodi spuntato a una pizzata informale a Johannesburg al quale abbiamo dedicato un “Summertime”) eppure il momento più emozionante è stato quando ci hanno portato in un’università poverissima di Maputo per tenere dei seminari di musica ai degli studenti universitari. Fabrizio Mocata ed io abbiamo passato alcune ore con gli studenti di pianoforte, alcune decine. Due soli pianoforti distrutti a disposizione di tutti studenti. Nessuno di loro ha una tastiera a casa su cui esercitarsi. A casa studiano su un asse di legno con disegnati i tasti. La carta pentagrammata non sanno cosa sia. Tracciano le cinque righe su delle vecchie agende di fine anni ’90 che chissà chi gli ha regalato. Eppure non mi è mai capitato in ormai tanti anni che insegno musica di trovare tanta attenzione, tanta sete d’imparare, di assorbire. Se mettevamo una mano su un pianoforte erano in venti attorno a noi, rispettosissimi ed educati, che volevano vedere, capire, intuire una diteggiatura corretta, un accordo che non conoscevano. Sete di conoscenza. Energia allo stato puro. Magia della musica: nel carcere di Busto Arsizio così come tra gli studenti di Maputo.
Grazie alla musica e alle mille e mille persone che la fanno in mille e mille modi differenti.
Max De Aloe

Alcuni mesi fa vengo contattato dal mio amico Sergio dell’associazione Mezzo Busto per sapere se come Centro Espressione Musicale siamo disposti a lavorare su un progetto di didattica musicale all’interno della casa circondariale di Busto Arsizio. L’obiettivo è quello di scegliere dei detenuti che sappiano almeno qualcosa di musica per realizzare un gruppo musicale e poi piano piano condurli fino all’evento di un vero e proprio concerto.
Per il progetto scelgo Romeo, validissimo insegnante del Centro Espressione Musicale ormai avvezzo ad ogni sfida. Romeo insieme ad altri collaboratori del carcere selezionano i candidati poi crea il gruppo, fa riparare gli strumenti che non funzionano e insieme compriamo quello che manca per realizzare una vera band alla Blues Brothers. L’avventura inizia e Romeo dedica parte dei suoi lunedì al progetto. Mi racconta che il tastierista del gruppo non sa neanche suonare ma vuole imparare e il sassofonista suonava un po’ da bambino (peccato che bambino lo era ben trent’anni fa). Mah!? Vedo Romeo (detto anche The wizard) un po’ preoccupato ma alla fine pensiamo che se solo questi detenuti riesciranno a passare qualche ora diversa dalla routine quotidiana già sarà un ottimo risultato. Per il concerto chissà e forse non è poi così importante. Passano i mesi, preso dai mille progetti m’informo poco di quello che succede ogni lunedì in carcere e si arriva al pomeriggio di martedì 30 maggio, data del grande concerto. Prendo il mio biglietto d’invito che porta un’intestazione che non finisce più: “Ministero della Giustizia, Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, Provviditorato Regionale per la Lombardia, Direzione della Casa Circondariale di Busto Arsizio”. Già dall’intestazione capisco che si scherza poco. Anzi per niente.
Ma già arrivato davanti all’entrata c’è qualcosa che non ha l’effetto che immaginavo. Si sente nell’aria una strana aria di festa. Vedo qualche famiglia con il biglietto d’invito, anche un paio di bambini. So che per questo concerto ai detenuti-musicisti è stato concesso d’invitare le proprie famiglie. Lascio i documenti all’entrata e una guardia carceraria mi scorta fino al cortile interno dove è montato un grande gazebo. Non sembra neanche di essere in un carcere. I soliti preparativi di un concerto di piazza, qualche famiglia, persone, gente di vario tipo. Ti chiedi chi siano i detenuti e non lo puoi capire (Romeo se non sapessi che è Romeo penserei assolutamente che è un detenuto, ma questo è un altro discorso). Ci sono sorrisi, pacche sulle spalle e gli in bocca al lupo. Il concerto tra poco sta per iniziare e mi presentano il sassofonista, certamente di Napoli. E’ in ansia, aspetta la moglie e i tre figli che gli hanno promesso di arrivare ma non ci sono ancora. Un lungo viaggio, molte spese per vedere un padre, un marito che dopo trent’anni ha riscoperto il sax contralto tra le mura di un carcere. Pochi minuti prima dell’inizio quella famiglia spunta dal fondo del cortile. E’ dura la puntualità quando hai dieci ore di treno sulle spalle e arrivati alla stazione di Busto Arsizio devi anche scoprire se esiste un autobus che ti porta fino al carcere che sta dall’altra parte della città (ma esiste un autobus per questa gente?). E dove andranno a dormire usciti di lì? L’abbraccio che ne segue a due metri da me mi lacera. Da quanti mesi non si vedranno? Da quanto non si stringeranno in quel modo? Solo qualche secondo per affondare la faccia tra il collo e la spalla di un padre, sentirne l’odore, farsi inondare da quell’odore così rassicurante. Lo è sempre l’odore di un genitore per un figlio.
Inizia il concerto: il presentatore sciolto con il microfono in mano è anche lui un detenuto, compagno di cella del bassista brasiliano. Presenta il gruppo: i BELLI DENTRO. Tutti ridono. Mano male che c’è lui che presenta e non il solito politico di turno. Le autorità questa volta stanno ad ascoltare. Parte la musica e nota dopo nota mi sorprendo sempre di più: mi arriva addosso con la potenza di un’emozione rara. Altroché. Una musica che ha veramente dentro di sé la voglia di arrivare, di farsi sentire. Non è retorica: come fa un tastierista a suonare così dopo soli tre mesi? E’ un genio o è la voglia di rivalsa? La scoperta di un talento o il bisogno di attaccarsi con tutte le forze a qualcosa?
Il sassofonista vedo che cerca con lo sguardo tra il pubblico la famiglia e in quel momento è l’uomo più fiero che il genere umano abbia mai avuto. Intercetto sua moglie che lo guarda con degli occhi talmente innamorati che genera un’energia che irradia anche chi gli sta vicino. Sarò rincoglionito dall’ambiente ma questi Belli Dentri mi sembrano di una bravura sopraffina. Hanno tiro, un tiro pazzesco. Il batterista ha più di 60 anni ed è un treno. Un’ora e mezzo di musica scorre in un baleno tra applausi e gli sguardi fieri anche delle guardie carcerarie. Da quanto tempo non sentivo suonare del rock and roll anni cinquanta? Alla fine prende la parola anche il sindaco di Marnate che per quest’iniziativa ha donato attrezzature, impianti audio e quant’altro. Anche il sindaco è emozionato: dice che canta in una corale e a questo concerto ha voluto portare molti ragazzi della corale per far vedere cos’è un carcere da dentro. Lui in questo carcere segue alcuni detenuti e al microfono, con la voce che s’incrina, dice che imparando a conoscere i detenuti è diventato una persona migliore. Ed è una delle poche volte che vedo che un politico si emoziona. Ed è una poche volte che un politico mi convince. Poi prende la parola una dirigente del carcere e anche in lei vedo l’emozione ma anche la determinazione, la voglia di far vedere che il carcere è anche un luogo differente da quello che tutti immaginiamo.
Ascoltando questo gruppo suonare immerso nel cuore di un carcere, tra i migliaia e migliaia di metri cubi di cemento armato e di acciaio di sbarre ho ripensato anche alla grande emozione che ho avuto lo scorso autunno nel mio tour in Africa. Venti giorni meravigliosi suonando tra il Mozambico, lo Zimbabwe e il Sud Africa. Concerti prestigiosi, ambasciatori, consoli (anche Romano Prodi spuntato a una pizzata informale a Johannesburg al quale abbiamo dedicato un “Summertime”) eppure il momento più emozionante è stato quando ci hanno portato in un’università poverissima di Maputo per tenere dei seminari di musica ai degli studenti universitari. Fabrizio Mocata ed io abbiamo passato alcune ore con gli studenti di pianoforte, alcune decine. Due soli pianoforti distrutti a disposizione di tutti studenti. Nessuno di loro ha una tastiera a casa su cui esercitarsi. A casa studiano su un asse di legno con disegnati i tasti. La carta pentagrammata non sanno cosa sia. Tracciano le cinque righe su delle vecchie agende di fine anni ’90 che chissà chi gli ha regalato. Eppure non mi è mai capitato in ormai tanti anni che insegno musica di trovare tanta attenzione, tanta sete d’imparare, di assorbire. Se mettevamo una mano su un pianoforte erano in venti attorno a noi, rispettosissimi ed educati, che volevano vedere, capire, intuire una diteggiatura corretta, un accordo che non conoscevano. Sete di conoscenza. Energia allo stato puro. Magia della musica: nel carcere di Busto Arsizio così come tra gli studenti di Maputo.
Grazie alla musica e alle mille e mille persone che la fanno in mille e mille modi differenti.
Max De Aloe

23 febbraio 2011
22 giugno 2010
METODO D'INSEGNAMENTO
Ecco, questa è la mia filosofia per un ottimo insegnamento della musica. Metodo adottato al Centro Espressione Musicale fin dalla sua nascita. Vi aspettiamo !!!!! Non abbiate timore. Il metodo funziona :-)
Qui Igudesman & Joo con il grande Gidon Kremer
Un'altra famosa gag di Igudesman & Joo (anche se la gag non è nuova e l'aveva fatta già prima di loro Rainer Hersch http://www.youtube.com/watch?v=_nWzC19Iq_c . Oppure www.rainerhersch.com )
Qui Igudesman & Joo con il grande Gidon Kremer
Un'altra famosa gag di Igudesman & Joo (anche se la gag non è nuova e l'aveva fatta già prima di loro Rainer Hersch http://www.youtube.com/watch?v=_nWzC19Iq_c . Oppure www.rainerhersch.com )
10 giugno 2010
IL TERRORE DEL POPOLO ITALIANO (...e io che non l'avevo capito!! Ma ora ci penso)
Ho guardato il telegiornale poco fa e mi è sovvenuta una cosa che sarebbe stato meglio che non mi fosse sovvenuta ma mi è sovvenuta. E allora questa cosa qui mi ha fatto pensare che io, come tutti, di persone che si lamentano di un sacco di cose le vedo ogni giorno.
Tipo che si lamentano che hanno un contratto a tempo determinato per sei mesi, che fanno le promozioni nei supermercati, che non trovano posto per i figli al nido sotto i 700 euro al mese. Poi c'è chi ha più di trent'anni e vive ancora con i genitori ma con i genitori non ci vuole più stare ma guadagna 800 euro al mese e dove va? Sta a casa con i genitori. Poi c'è una che l'ha mollata il fidanzato. Che anche i problemi di cuore hanno ancora oggi il suo perchè anche se c'è facebook che in un attimo qualcuno al volo lo ritrovi. Poi ci sono quelli che vivono nel sud Italia e quelli sono ancora più cazzi amari a trovare un lavoro. Poi ci sono quelli che non hanno mai tempo per fare niente che sono tutti congestionati di cose e stanno male. Malissimo stanno quelli lì. Poi ci sono i padri divorziati che devono mantenere due figli, un'ex moglie, il mutuo della loro ex casa dove vivono l'ex moglie e i figli e l'affitto del monolocale dove vivono loro. Poi ci sono le mogli e madri separate con uno stronzo di un ex marito che non paga gli alimenti e il mutuo. Poi c'è quello che ha bevuto un bicchiere in più di birra e gli hanno tolto la patente e fa il rappresentante ed è incazzato da morire. Poi c'è quello che è incazzato con il vicino, quello che è incazzato con il datore di lavoro, quello che la banca si è presa la sua casa perchè dopo la cassa integrazione c'è lo stipendio zero e la rata del mutuo ha iniziato a saltare. Poi c'è uno che per fare una risonanza magnetica e non conosce nessuno ma nessuno ma nessuno in ospedale allora deve aspettare quattro mesi. Poi c'è uno studente che va all'Università e va al ricevimento studenti per parlare al professore della sua tesi ma il professore al suo ricevimento con i suoi studenti non ci va quasi mai. Insomma pensavo a tutte queste cose qui dopo che ho sentito questa sera il nostro presidente del consiglio in tv che ha detto che tutti gli italiani hanno il terrore di avere il telefono sotto controllo. Che bisogna fare qualcosa per il popolo italiano. E sono rimasto basito. Perchè di tutti quelli che si lamentano tutti i giorni non mi è mai capitato di sentire uno solo che avesse il problema di avere il telefono sotto controllo. Allora mi sono chiesto: "Ma dove vivo io che sento la gente che si lamenta di queste cose qui e neanche uno che si lamenta che gl'intercettano una telefonata". Mi è sovvenuto che non osservo bene la realtà. Che io questo dramma degli italiani non l'avevo capito. Sto popolo italiano lacerato dalle intercettazioni mica ho avuto la sensibilità di percepirlo. Mi sovvengono le riflessioni e stanotte ci penso. A questo dramma del popolo italiano. Altro che sti giovani che non hanno lavoro. Ma che andassero a lavorare sti giovinetti. Stanotte ci penso.
Tipo che si lamentano che hanno un contratto a tempo determinato per sei mesi, che fanno le promozioni nei supermercati, che non trovano posto per i figli al nido sotto i 700 euro al mese. Poi c'è chi ha più di trent'anni e vive ancora con i genitori ma con i genitori non ci vuole più stare ma guadagna 800 euro al mese e dove va? Sta a casa con i genitori. Poi c'è una che l'ha mollata il fidanzato. Che anche i problemi di cuore hanno ancora oggi il suo perchè anche se c'è facebook che in un attimo qualcuno al volo lo ritrovi. Poi ci sono quelli che vivono nel sud Italia e quelli sono ancora più cazzi amari a trovare un lavoro. Poi ci sono quelli che non hanno mai tempo per fare niente che sono tutti congestionati di cose e stanno male. Malissimo stanno quelli lì. Poi ci sono i padri divorziati che devono mantenere due figli, un'ex moglie, il mutuo della loro ex casa dove vivono l'ex moglie e i figli e l'affitto del monolocale dove vivono loro. Poi ci sono le mogli e madri separate con uno stronzo di un ex marito che non paga gli alimenti e il mutuo. Poi c'è quello che ha bevuto un bicchiere in più di birra e gli hanno tolto la patente e fa il rappresentante ed è incazzato da morire. Poi c'è quello che è incazzato con il vicino, quello che è incazzato con il datore di lavoro, quello che la banca si è presa la sua casa perchè dopo la cassa integrazione c'è lo stipendio zero e la rata del mutuo ha iniziato a saltare. Poi c'è uno che per fare una risonanza magnetica e non conosce nessuno ma nessuno ma nessuno in ospedale allora deve aspettare quattro mesi. Poi c'è uno studente che va all'Università e va al ricevimento studenti per parlare al professore della sua tesi ma il professore al suo ricevimento con i suoi studenti non ci va quasi mai. Insomma pensavo a tutte queste cose qui dopo che ho sentito questa sera il nostro presidente del consiglio in tv che ha detto che tutti gli italiani hanno il terrore di avere il telefono sotto controllo. Che bisogna fare qualcosa per il popolo italiano. E sono rimasto basito. Perchè di tutti quelli che si lamentano tutti i giorni non mi è mai capitato di sentire uno solo che avesse il problema di avere il telefono sotto controllo. Allora mi sono chiesto: "Ma dove vivo io che sento la gente che si lamenta di queste cose qui e neanche uno che si lamenta che gl'intercettano una telefonata". Mi è sovvenuto che non osservo bene la realtà. Che io questo dramma degli italiani non l'avevo capito. Sto popolo italiano lacerato dalle intercettazioni mica ho avuto la sensibilità di percepirlo. Mi sovvengono le riflessioni e stanotte ci penso. A questo dramma del popolo italiano. Altro che sti giovani che non hanno lavoro. Ma che andassero a lavorare sti giovinetti. Stanotte ci penso.
17 maggio 2010
Ciao Massimo
Vengono
vanno
per una vera
mille sono finte e si mettono lì
tra noi e il cielo
per lasciarci soltanto una voglia di pioggia....
(LE NUVOLE - Fabrizio De Andrè)
Ciao Massimo.....
vanno
per una vera
mille sono finte e si mettono lì
tra noi e il cielo
per lasciarci soltanto una voglia di pioggia....
(LE NUVOLE - Fabrizio De Andrè)
Ciao Massimo.....
9 maggio 2010
I FAVOLOOOOSI (scelti una sera a cena)
Anto sceglie:
Gigi sceglie:
Max sceglie:
Sissi sceglie:
Nicola sceglie:
Angui sceglie:
Gigi sceglie:
Max sceglie:
Sissi sceglie:
Nicola sceglie:
Angui sceglie:
E anche chi non c'era ha dato il suo contributo.
Federica sceglie:
Daniela sceglie:
8 maggio 2010
BUON COMPLEANNO BRUNO

A metà gennaio. Di questo gennaio freddo e bislacco Bruno De Filippi ci ha lasciati. Nessuno, neanche gli amici più cari, sapevano che era veramente così malato.
Ho suonato l'ultima volta per lui qualche giorno prima a casa sua e non saprò mai se è riuscito ad ascoltarmi. Quel pomeriggio, nella sua camera da letto, ho tirato fuori l'armonica dalla tasca e l'ho salutato inevitabilmente con 'Ma l'amore no', il brano di Giovanni D'Anzi che lui seppe rendere unico in quella versione jazz registrata a New York con Don Friedman. Lo stesso brano che gli feci sentire 20 anni prima nel nostro primo incontro. Lo stesso brano che suoniamo insieme nel video riportato qui sotto e che abbiamo realizzato in Abruzzo nell'estate 2008 al Festival Pineto Jazz Accordion.
Bruno ha suonato con tutti i più grandi musicisti e ovunque. Con Mina (per la quale scrisse Tintarella di Luna), Celentano, Milva, Pino Daniele ma soprattutto con Louis Armstrong, Gerry Mulligan, Barney Kessel, Astor Piazzolla e chissà quanti altri. Bruno ha suonato in 60 anni di musica con tutti. Il suo grande pregio era quello di sapere fare musica con tutti e per tutti. Per lui non contava il curriculum di chi avesse di fianco o quanto fosse opportuno suonare o non suonare con musicisti che non fossero del suo rango ma solo fare musica, regalare emozioni. A una jam-session non si è mai tirato indietro (come alcune volte fanno i più snob quando pensano che gli altri sul palco non sono della loro stessa risma), prendeva l'armonica o la chitarra e suonava.
Oggi la figlia Franca, la compagna Lilly e i fratelli Giorgio, Licio ed Alessio hanno voluto festeggiare il compleanno di Bruno insieme a tanti amici. Come se lui fosse ancora tra noi. In una cascina appena fuori Milano, in mezzo al verde, si è fatta musica insieme, si è mangiato, ci si è incontrati con vecchi amici e conoscenti e soprattutto si è stati bene insieme. Tutti noi sappiamo che Bruno sarebbe stato felice di un compleanno così. A salutarlo un 'Dove vanno a finire i palloncini' di Gorni Kramer e 80 palloncini, uno per ogni suo anno, si sono alzati in cielo. Mentre suonavo il brano di Kramer con la coda dell'occhio ho visto mio figlio Federico che stringeva un palloncino. Raramente ho sentito la vita essere così dolce.
In questo post è anche linkato l'articolo-intervista che la cantante e giornalista Eva Simontacchi ha realizzato con la figlia Franca De Filippi per il sito jazzitalia.
(cliccate sul titolo in alto 'Buon compleanno Bruno' per visualizzare il link)
A qualche amico di Bruno è stato chiesto di aggiungere una testimonianza.
La mia è riportata qui sotto.
Ciao Bruno, io lo so che non riposerai in pace, ma che continuerai a battere il piede con molto swing enfatizzando il levare.
Ho conosciuto Bruno una ventina di anni fa, all’inizio della mia meravigliosa avventura con l’armonica. L’avevo contattato telefonicamente per sapere se poteva darmi delle lezioni e lui mi disse: “Troviamoci sabato pomeriggio in piazza del cannone a Milano prima del sound check del mio concerto con Franco Cerri e quello che so ti dico ”. E poi aveva aggiunto: “Ma tu suoni già il pianoforte, sei un musicista (ero in realtà uno studente che strimpellava per guadagnarsi qualche soldo) e allora devi darmi del tu perché io do del lei solo in banca”. Così mi ritrovai come d’incanto in un radioso pomeriggio di maggio su una panchina a suonare delle cose insieme a lui. Alla fine mi disse: “Sei impostato bene e hai musicalità ora devi solo studiare”. Poi prese un sacchetto pieno di suoi CD, dischi in vinile, partiture e un disco di Toots e mi disse: “Questo è un omaggio per te. Io le lezioni di musica non le so dare ma vorrei che queste cose ti siano d’aiuto per studiare tutto quello che puoi e ricordati una cosa sola: con l’armonica devi morirci dentro”. E a scrivere questi ricordi non è facile trattenere le lacrime. Anzi non le sto trattenendo. Poi aggiunse, come se io fossi il suo più vecchio amico: “Il mese prossimo verrà Toots a suonare al Festival di Torino con Cedar Walton, andiamo insieme a sentirlo?”.
Da quel giorno Bruno divenne un grande amico e sono sicuro del reciproco. Un amico che continuò a dimostrarmi generosità ed affetto, permettendomi giovanissimo di esibirmi con lui, portandomi al Capolinea di Milano e in tanti altri luoghi per farmi conoscere sempre di più il jazz da dentro e i suoi grandi artefici. Potrei scrivere decine e decine di aneddoti e belle storie su di lui.
Solo nei giorni della sua morte, quando tanti mi chiedevano quanti anni avesse avuto, ho realizzato che aveva quasi 40 anni più di me. Strano, perché Bruno ed io in questi vent’anni di amicizia siamo stati così indaffarati dalla musica da fare, dalle cose da raccontarci, dai concerti da vedere insieme e da un’ amicizia sincera e spontanea che non ce ne eravamo mai accorti.
Grazie amico mio.
_____________________________________________
80 palloncini nel cielo per Bruno (foto di Alberto Gottardelli)
23 aprile 2010
IL CONCERTO di Radu Mihaileanu (il film da non lasciarsi sfuggire)

"Il concerto" è un film da non perdere. E siccome non sono un critico cinematografico non dovrei scrivere oltre ma ho talmente riso e goduto nel vedere questa sera questo film al cinema che non posso non pregarvi in ginocchio di scovarlo in qualche sala di seconda visione (non penso che sia mai passato in qualche Multisala gestito dall'impero Medusa) e di vedervelo. Anzi, di STRAgodervelo. Mi verrebbe voglia di giurarvi un "soddisfatti o rimborsati" ma poi ci ripenso riflettendo che i film con De Sica e Boldi sono i più visti in Italia.
Il regista de "Il concerto" è il rumeno Radu Mihaileanu, lo stesso pazzo visionario, amante della burla e dell'irreverenza amara di "Train de vie". "Il concerto" è un film di rara ironia e trascendente divertivento. Un film che sa giocare anche sul sentimento e sulla storia di ieri e di oggi raccontandoci attraverso il sorriso la missione assurda di orchestrali russi che vanno alla conquista di Parigi per rappresentare quel capolavoro di Cajkovskkij che è il concerto in re maggiore n.35 per violino e orchestra. E il regista gioca molto con i rimandi a Kusturica e alla felliniana "Prova d'orchestra" anche se ai cinefili meno attenti non scapperà l'idea della ricostruzione del gruppo musicale nel "The Blues Brothers" con Dan Aykroyd e John Belushi.
La miscela assurda di musica klezmer, gitana e classica è stravagante ma funzionale alla finzione cinematografica.
Insomma andatevi a cercare delle critiche serie sul web o, ancora meglio: non cercate nulla e andatevelo a vedere.
P.s. a chi potesse importare la scena dei musicisti russi che chiedono la diaria all'impresario francese nell'hotel mi ha creato delle convulsioni di risate che non provavo dal 1986 dalla mitica scena di Raffaele Guido che lancia la mela di Sergio Broglia dalla finestra della nostra aula al liceo. Ma mi rendo conto che frega proprio a nessuno (neanche a Sergio Broglia).
12 marzo 2010
9 marzo 2010
LETTERE DI CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA (mai vicino ai libri di Bruno Vespa e.... Pierluigi Bersani)

Gallarate- notte tra l'8 e il 9 marzo 2010 – con la musica di Kenny Wheeler che suona sotto.
Leggendo dei passi di "Lettere di condannati a morte della Resistenza Italiana"
Esistono i libri sulla filosofia Zen, i discorsi di Sant’Agostino, le massime affascinanti di San Francesco. Poi c’è la filosofia laica, c’è la poesia di ogni ordine e grado che spesso ci dipinge il mondo da una prospettiva che solo un grande poeta sa cogliere. Esiste la forza della parola che ci coglie di sorpresa e ci fa schiantare al suolo per il suo fascino. Ma la parola ha anche la sua vuotezza, la sua inutilità. Spesso usata a caso, vituperata, scollegata dalla realtà. Bestemmiata, storpiata. Usata per l’ovvio. Per un risultato di una partita. Per una barzelletta razzista. Per uno sterile dibattito politico. Per offendere. Esistono libri di ogni tipo, forma, lingua, storia, bellezza ma questo libro è assoluta verità. Al di là di ogni connotazione politica questo è un libro che va letto come la massima espressione dell’uomo nel rapporto prima di tutto con sè stesso e con la morte. Le ultime vere parole. Quelle che hanno l’essenza ultima. Senza barare. Senza ritorno.
Questo libro ci insegna il coraggio che ha avuto gente semplice nell’affrontare la morte per un’idea. Un concetto perso, distrutto e lontano anni luce, sostituito dai corpi tonici e ammiccanti dei protagonisti di facebook. Sostituito da noi che non vogliano invecchiare mai. Da ragazzi che dopo i trent’anni vivono con la mamma e il papà con una bella auto e un lavoro a cui non danno senso, senze idee e senza coglioni. E siamo bene o male tutti noi. Ma sono anche le generazioni precedenti, quelle dipinte meravigliosamente bene nella poesia "Alla madri" di Pasolini che spesso ci hanno cullato nell'idea del nulla e dello star bene fine a sè stesso.
Questo libro è l’unico libro che ho letto nella mia vita che parli di VERO AMORE.
Sembrerà un libro spietato e drammatico ma dietro quelle parole si sente forte il senso ampio da dare alla vita.
E’ un libro che c’insegnerà a sorridere ancora di più alle cose che valgono. E’ un libro che c’insegnerà a riconoscere le belle persone. Da leggere qua e là nei momenti vuoti per ritrovare la forza di chi ha avuto coraggio e determinazione. E ‘ un libro di VERO AMORE. Amore per la vita.
Da avere assolutamente nella propria libreria, anche se votate Berlusconi.
Non c'entra nulla cosa votate (o quasi!!!) per apprezzare questo libro. Ma attenti, se lo mettete vicino a quello di Bruno Vespa prende fuoco (quello di Bruno Vespa). Ma anche di fianco a quello di Bersani fa una pessima figura (quello di Bersani).
buonanotte, max
1 marzo 2010
MAURO PAGANI AD ANNOZERO
Mauro Pagani ad Annozero
Finalmente un po' di razionalità ed intelligenza in televisione.
Forse ha ragione il grande poeta Giuseppe Conte, se il mondo lo governassero i poeti e i musicisti sarebbe un mondo migliore.
Basta che non lo governino i santi, aggiungerei io.
Buona visione a tutti
Max
Finalmente un po' di razionalità ed intelligenza in televisione.
Forse ha ragione il grande poeta Giuseppe Conte, se il mondo lo governassero i poeti e i musicisti sarebbe un mondo migliore.
Basta che non lo governino i santi, aggiungerei io.
Buona visione a tutti
Max
28 febbraio 2010
COMUNQUE LA PENSIATE
Comunque la pensiate. Un ricordo banale da un piccolo blog a un ragazzo morto.
In questa giornata piovosa di fine febbraio non so perchè il ricordo è andato a Carlo Giuliani. E il pensiero va anche alla madre Haidi che ho avuto l'occasione d'incontrare in due occasioni durante lo spettacolo in cui suonavo POR LA VIDA.
In una delle due repliche teatrali con lei c'erano anche le madri argentine di Plaza de Mayo. Madri unite nell'orrore della morte di un figlio. La più grande tragedia, immagino, che un essere umano possa vivere. Ed era imbarazzante quasi essere lì semplicemente a suonare per loro.
Mi ricordo perfettamente quel giorno di quell'estate 2001. Molti miei amici erano a Genova e io miseramente a fare un week end in montagna. Mi ricordo i telegiornali. La tragedia della morte. Una morte che ha perso ogni tipo di rispetto nel massacro ordinato poche ore dopo nella scuola Diaz e nella caserma di Bolzaneto.
Comunque la pensiate, al di là delle idee politiche, un ricordo va a Carlo Giuliani in questo giorno di fine febbraio.
max
In questa giornata piovosa di fine febbraio non so perchè il ricordo è andato a Carlo Giuliani. E il pensiero va anche alla madre Haidi che ho avuto l'occasione d'incontrare in due occasioni durante lo spettacolo in cui suonavo POR LA VIDA.
In una delle due repliche teatrali con lei c'erano anche le madri argentine di Plaza de Mayo. Madri unite nell'orrore della morte di un figlio. La più grande tragedia, immagino, che un essere umano possa vivere. Ed era imbarazzante quasi essere lì semplicemente a suonare per loro.
Mi ricordo perfettamente quel giorno di quell'estate 2001. Molti miei amici erano a Genova e io miseramente a fare un week end in montagna. Mi ricordo i telegiornali. La tragedia della morte. Una morte che ha perso ogni tipo di rispetto nel massacro ordinato poche ore dopo nella scuola Diaz e nella caserma di Bolzaneto.
Comunque la pensiate, al di là delle idee politiche, un ricordo va a Carlo Giuliani in questo giorno di fine febbraio.
max
21 febbraio 2010
dove finisce la pioggia e comincia la malinconia?
"In questo nostro mondo le 'cose che sappiamo' e 'le cose che non sappiamo' sono fatalmente inseparabili come gemelle siamesi, e la loro stessa esistenza è confusione.
Confusione, confusione.
Chi può distinguere il mare da ciò che vi si riflette? o dire dove finisce la pioggia e comincia la malinconia?"
MURAKAMI HARUKI da "La ragazza dello Sputnik"
BILL CARROTHERS & MAX DE ALOE
live - LIUC Castellanza - 13 novembre 2009 -
"Dolphin Hotel" + "A sort of dance"
music inspired by the novels of murakami haruki
Confusione, confusione.
Chi può distinguere il mare da ciò che vi si riflette? o dire dove finisce la pioggia e comincia la malinconia?"
MURAKAMI HARUKI da "La ragazza dello Sputnik"
BILL CARROTHERS & MAX DE ALOE
live - LIUC Castellanza - 13 novembre 2009 -
"Dolphin Hotel" + "A sort of dance"
music inspired by the novels of murakami haruki
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